(AGI) - Roma, 30 set. - Nasceva 150 anni fa, a Torino, "Ausonia" loggia madre della Massoneria italiana. A due anni dall'Unita' nazionale e dopo le persecuzioni degli anni della Restaurazione, l'8 ottobre 1859 "sette fratelli dispersi" costituirono l'officina nella capitale subalpina, vero nucleo storico della Massoneria italiana postnapoleonica e embrione del Grande Oriente d'Italia (GOI), che nascera' di li' a poco, sempre a Torino, il 20 dicembre 1859. Nel panorama delle logge sorte nei diversi Stati italiani nel crogiolo del Risorgimento, Ausonia, dall'antico nome poetico della Penisola molto utilizzato nei documenti della Carboneria, fu la prima a perseguire il proposito di costituire al piu' presto un organismo massonico nazionale nell'Italia unita sotto i Savoia, cosi' come le vicende belliche della seconda guerra di Indipendenza avevano chiaramente indicato. Preciso l'appoggio fornito all'iniziativa torinese da Camillo Benso conte di Cavour, che consenti' ai suoi collaboratori, a partire da Costantino Nigra, di "aderire alla nuova loggia e di fare della capitale sabauda - scrive lo storico Marco Novarino - il centro di aggregazione della futura Massoneria nazionale italiana", i cui uomini da Garibaldi a Crispi, da Bertani a Cairoli, da Rattazzi a Fabrizi furono protagonisti dell'epopea risorgimentale.
Come aveva giustamente teorizzato Gian Battista Vico, il nostro vissuto è fatto di corsi e ricorsi storici. E' impressionante notare come in italia nulla sia cambiato da circa 150 anni. Spesso ci si dimentica che il nostro è un paese nato per volontà della massoneria e del mondo imprenditoriale dell'epoca. Un paese da essi strutturato per l'appagamento dei propri biechi interessi, abilmente spacciati come necessità del popolo. Non è un caso che proprio in quell'infausto periodo storico, trovino origine molte delle grandi famiglie dell'alta finanza italiana odierna. Oggi si grida allo scandalo per lo spaventoso connubio tra politica e affari, come se fosse una novità. Ci si meraviglia che l'informazione è controllata dalle lobbies finanziarie e che i politici siano meri esecutori del volere occulto del mondo economico. Ma vi assicuro che questo modello politico economico è in uso in italia dal 1861, un meccanismo perverso che si auto alimenta e rigenera a scapito della collettività, come un fastidioso parassita intestinale. Nel nostro caso più che corsi e ricorsi storici, direi si possa parlare di staticità storica, perchè in realtà nulla cambia realmente. Ciò avviene quando si perde la memoria del passato e si inaridisce il sapere. Con il verificarsi di queste due condizioni, l’uomo perde le sue radici e si crede promotore indiscusso della propria storia. Parafrasando la massima latina "ignorantia juris non excusat", l'ignoranza della realtà non scusa. Meditate gente, meditate.
L'unità d'italia è stata e resta la più grande truffa fatta ai danni del popolo e della nazione Meridionale. Questa non è una visione unilaterale o nostalgica, ma mera analisi storico economica di una serie di eventi annoverati nel nefasto risorgimento italico. La mia è una visione scevra da influenze ideologiche o da visioni romantiche ed edulcorate di quella che fu un invasione, una rapina, un massacro. Ci sono tanti documenti che provano quanto affermo, ma si continua (in larga parte per ignoranza) a portare avanti una visione storiografica del tutto falsa. La cosa che mi fa più specie e che molti laureati in storia e filosofia o comunque con lauree ad indirizzo storico, continuino a perpetrare la farsa. Sembra che le uniche spiegazioni plausibili per tale comportamento siano: 1) Il badare solo al proprio tornaconto, preferendo fare il galoppino della ragion di stato. 2) Per viltà, avendo paura di uscire dalla comoda strada tracciata dagli storici fanfaroni al soldo dei vincitori. 3) Per mancanza di capacità, essendo più facile limitarsi a fare il copia e incolla delle cose scritte da altri, invece di fare ricerca vera andando negli archivi di stato e non solo. La cosa che più m'indigna e che spesso siano proprio i "dottori" del sud a sostenere queste amenità, negando quello che è un quid facti storico.
Chiedo venia a tutti per non essermi congedato durante la pausa estiva, ma accadimenti di varia natura mi hanno tenuto impegnato fino al giorno della partenza.
Ecco come si formò parte della "nuova borghesia" napoletana dopo il 1860 grazie al modello di legalità cavouriana. Da allora non è cambiato più niente e questo sistema permane ad ogni livello politico, amministrativo ed economico.
Il savoiardo non è stato eletto!!!

Raffica di arresti in Campania nell'ambito dell'inchiesta sui rifiuti. Ai domiciliari sono finite quindici persone, tra le quali il presidente della provincia di Benevento, Aniello Cimitile del Pd, professori universitari e funzionari della Regione Campania. Il blitz, condotto nell'ambito dell'operazione 'Green', da Gdf e Dia, è in corso dalle prime ore del giorno. Titolari dell'inchiesta sulla gestione dei rifiuti a Napoli durante la gestione commissariale i pm Giuseppe Noviello e Paolo Firleo. Il leader del Pd Franceschini: "Non commento fatti che non conosco, ma ho rispetto per il lavoro della magistratura". L'indagine è centrata sui collaudi degli ex impianti di combustibile da rifiuti (Cdr) del Napoletano (Giuliano e Caivano) e del Sannio (Casalduni), oggi riconvertiti in impianti per la tritovagliatura, ovvero l'operazione di pretrattamento dei rifiuti, che si compone di triturazione e vagliatura. I collaudi, falsati, hanno determinato la produzione di rifiuti da smaltire non conformi.
Il presidente della provincia di Benevento, Cimitile, ex rettore dell'università del Sannio, è indagato in quanto collaudatore e non nella sua veste di presidente della Provincia. Gli altri arrestati sono: i docenti Oreste Greco, Vincenzo Naso, Rita Mastrullo e Filippo De Rossi; Il direttore del termovalorizzatore di Acerra, Vittorio Vacca; il funzionario regionale Claudio De Biasio, già coinvolto in un'inchiesta per irregolarità nello smaltimento rifiuti; Luigi Travaglione, dipendente dell'ufficio tecnico di Benevento; Giuseppe Sica; Vittorio Colavita; Alfredo Nappo; Vitale Cardamone; Mario Cini e Francesco Scalingia. L'accusa per tutti è di falso ideologico, avendo attestato l'idoneità degli impianti quando erano già sequestrati e la conformità del loro prodotto alle specifiche del contratto stipulato tra Regione Campania e Fibe, società del gruppo Impregilo che ha gestito lo smaltimento dei rifiuti nella regione dal 1998 al 2005.